P4P: il P2P si evolve… in meglio?

28 08 2008

Anche il P2P si appresta ad innovarsi, in modo da riuscire a far fronte alla grande esigenza di maggiori performance. Secondo uno studio svolto da CashLogic nel 2006, il traffico legato al P2P è aumentato drammaticamente, tanto da superare il 70% del traffico totale degli ISP. Proactive network Provider Participation for P2P è  un progetto che vede attualmente coinvolti 80 ISP e content provider statunitensi.

Arvind Krishnamurthy, ricercatore della University of Washington che con Yale University sta seguendo il progetto P4P, ha dichiarato che “il carico della rete può essere ridotto di un fattore 5 o superiore senza compromettere le prestazioni del network” e che “allo stesso tempo, la velocità può essere incrementata di circa il 20%“. Il P4P permette ai network P2P di ottimizzare il traffico tra ciascun ISP, non solo riducendo il volume di dati che attraversa l’infrastruttura degli ISP, ma creando anche un maggior flusso di dati da gestire.

Tuttavia c’è un problema: come hanno osservato gli attivisti della net neutrality, dato che il progetto è partito con la collaborazione fra ISP e major, il P4P ha come effetto quello di portare ad un maggior controllo del traffico in rete; quindi non solo si vuole ottenere un miglioramento dei servizi, ma anche una maggiore tutela della proprietà intellettuale dei soggetti partecipanti. Infatti, Distributed Computing Industry Association (DCIA), che ha fondato il team di sviluppo P4P, ha più volte ribadito che una delle priorità è l’eliminazione della violazione del copyright.





Battlefield Heroes: EA lancia il Play 4 Free!!!

25 01 2008
Electronic Arts ha confermato che il suo Battlefield Heroes, l’ennesimo capitolo della saga militare di Battlefield Battlefield Heroes(sviluppato dallo stesso team di Battlefield 1942, Battlefield 2 e Battlefield 2142), sarà gratuito. Come è possibile, direte voi? Semplicemente perchè un nuovo modello di business si sta per affermare nel mondo dei videogiochi: chiamato “Play 4 Free“, si tratta di un modello basato sul web che genera reddito per mezzo di pubblicità e microtransazioni (queste ultime generate dall’acquisto online di espansioni). In pratica, il gioco sarà disponibile online tramite il download del client (la data prevista è giugno 2008), e basta scaricarlo gratis per giocarci! Tutto il gioco sarà tappezzato di pubblicità (un po’ come avviene già per la cartellonistica digitale di numerosi titoli sportivi e legati al mondo delle auto), e online si troverà uno shop che permetterà l’acquisto di nuove armi, divise, scenari, ecc. Battlefield Heroes avrà una grafica da cartone animato, in modo da richiedere meno risorse hardware, per poter coinvolgere quanti più giocatori possibile.
Il gioco online attrae un pubblico vastissimo“, ha dichiarato Gerhard Florin, Vicepresidente esecutivo della divisione editoriale per le Americhe e l´Europa presso EA. “La gente vuole giocare in modi nuovi e disporre di un accesso più agevole per divertirsi senza dover attendere troppo. Con Battlefield Heroes, EA lancia il suoBattlefield Heroes 2 primo importante titolo in franchising nel Nord America ed in Europa avvalendosi di un nuovo modello di distribuzione e di una nuova strutturazione dei prezzi adattati al modo in evoluzione in cui la gente gioca“. Abbiamo aggiunto una variante a questa versione di Battlefield optando per una grafica in stile cartone animato e puntando sul gameplay“, ha aggiunto Ben Cousins, Produttore senior presso EA DICE. Esso offre qualcosa a tutti i tipi di giocatori, che si tratti degli appassionati più fanatici di Battlefield o di giocatori occasionali. Con il nuovo modello online, aggiungeremo continuamente nuovi contenuti perché il gioco rimanga interessante ed i giocatori conservino il proprio entusiasmo, integrando inoltre il feedback espresso dai giocatori in tempo reale. Secondo la mia opinione di sviluppatore di giochi, questo è un nuovo modo, alquanto entusiasmante, di sviluppare giochi“.
Battlefield Heroes Logo
Modello di business vincente? Beh, a giudicare da un esperimento fatto dalla EA nel 2006 sembra di si: in quell’anno venne lanciata una versione gratuita di FIFA in Korea, con il risultato che sono stati coinvolti circa 5 milioni di utenti locali. E’ vero che la maggior parte degli utenti non acquistava nulla, ma le statistiche hanno dimostrato che una piccola minoranza riusciva a spendere anche 15-20 dollari al mese, con il risultato che il fatturato mensile dell’operazione è stato più di 1 milione di dollari! Un bel risultato, no??? E anche vero che il mercato coreano dei videogiochi è molto più sviluppato di quello occidentale, ma proprio per questo EA ha deciso di riprovarci: infatti, la società ritiene che questo modello possa ampliare le strategie commerciali a disposizioni degli editori nonché attirare verso il gaming quei “casual gamers” che non sono disposti a tirar fuori decine di euro per i nuovi titoli.
Speriamo solo che tutta la pubblicità non rovini l’esperienza di gioco! Tra pochi mesi, si potrà dire di più! :D




Motori di ricerca di file Torrent

24 01 2008

Chiunque non sapesse cosa sia un file .torrent, si tratta di un protocollo P2P che consente la distribuzione e la condivisione di Torrentfile su Internet, sviluppato da Bram Cohen, un programmatore di San Francisco. A differenza dei tradizionali sistemi di file sharing, l’obiettivo di BitTorrent è quello di creare un sistema efficiente per distribuire lo stesso file verso il maggior numero di utenti disponibili sia che lo stiano prelevando (download) che inviando (upload). Si tratta quindi di un meccanismo per coordinare in automatico il lavoro di moltitudini di computer, ottenendo il miglior beneficio comune possibile (per maggiori informazioni, guardate qui).

Esistono vari strumenti sul web che permettono di ricercare questi file su internet. Questi sono i migliori (almeno tra quelli che conosco):

  • Colombo.bt e TNT Village: entrambi sono molto forniti, e per ogni file è disponibile un’esauriente descrizione;
  • YouTorrent è un meta-motore di ricerca che indicizza i file Torrent di tutti i più importanti motori, come Mininova, IsoHunt, Vuze, The Pirate Bay, etc. In pratica nei risultati si ottiene un elenco basato sul numero di “seeds” e “peers” che ha ogni Torrent. Ovviamente quelli più gettonati sono teoricamente i più veloci da scaricare.

Ricordate, tutti e tre i siti non fanno distinzione tra file legali e illegali. Vi segnalo anche un ottimo software per scaricare file Torrent, molto veloce nel download: si chiama µTorrent. Buon downlaod a tutti!!!





StreamMyGames: gioca ai tuoi videogiochi sfruttando altri pc o la PS3!!!

15 01 2008
Immaginate che vi abbiano regalato un bellissimo gioco per pc, es. Crysis… ma il vostro pc non è in grado di farlo funzionare.StremMyGames Non avete un computer aggiornato, e rosicate tantissimo perchè Crysis non esiste per PS3, che voi avete sotto il televisore! Che spreco! Ah, se fosse possibile far eseguire un gioco da una macchina diversa da quella in cui il gioco + in esecuzione….
Proprio partendo da un’idea del genere, è nato il progetto StreamMyGames. Attraverso una tecnologia che è stata battezzata Game Streaming, è possibile giocare con sistemi XP, Vista, Linux, PlayStation 3 mentre il software in realtà è in esecuzione su un altro PC: in pratica, è possibile giocare ad un videogames installato in un altro PC in casa, trasmettere i propri giochi in modo che chiunque in rete possa vederli e condividerli con tutti i membri che usano StreamMyGames. Il tutto avviene attraverso un piccolo programmino di 3 MB, chiamato Streamer:
  • si scarica il piccolo plugin dal sito;
  • i giocatori possono inserire in una lista i giochi che intendono condividere;
  • nel momento in cui coincide un software condiviso con un gioco richiesto da un utente viene stabilita una connessione tra i due.
Il plugin converte audio e video del gioco in un flusso Game Stream. Quest’ultimo può essere trasferito tramite rete ad un computer remoto. Processo inverso subiscono i comandi da tastiera realizzati dal sistema remoto, visto che vengono trasferiti da quest’ultimo al PC in cui è in esecuzione il gioco: così è possibile giocare da remoto sfruttando l’hardware del computer server.
StreamMyWorks - How it works 1
Ma la cosa non finisce qui: StreamMyGames è anche una comunità online! Una volta effettuata la registrazione sul sito, per scaricare il software, tutti possono condividere i propri giochi listandoli sul sito: questo crea un link Game Stream. Se si seleziona questo link, una connessione sicura e autenticata con crittografia si stabilisce tra il membro della comunità con il gioco e il membro che ci vuole giocare. Il sito fa partire il gioco e usa Streamer per “intercettare” il video e l’audio del gioco, convertendoli in un Game Stream. Quest’ultimo può essere registrato in un file, trasmesso ad una TV o in una rete domestica e potrà essere spedito su internet e giocato su un computer remoto. Ciò che viene digitato sulla tastiera del computer remoto viene decriptato dal programma, catturati e trasmessi sul web e usati per giocare al videogame.
StreamMyWorks - How it works 2
Già sento la domanda: e le prestazioni? Al momento ancora non si sa nulla: sul sito ufficiale si legge che si può giocare tranquillamente sul computer remoto senza lag e senza aver installato il gioco su disco rigido. Intanto, però, ci sono già parecchi giochi che sono supportati: Age of Empires III, Call of Duty 4, 2142 Battlefield, Bioshock, Crysis, Doom 3, Fifa 2007, Half Life 2, Guild Wars ecc. (l’elenco completo è qui). I requisiti di sistema sono:

System Requirement
Requisiti di sistema
Per ora i test sono stati effettuati solo su sistemi Windows a 32 bit, quelli su 64 bit saranno effettuati in futuro.
La cosa bella è che la tecnologia è molto flessibile e consente di inviare flussi da pc anche ad altri apparecchi: telefonini, media center, lettori dvd e altri ancora. Ma sicuramente ciò che intriga di più è la possibilità di trasferire flussi a console: per esempio, ritornando alla domanda iniziale, StreamMyGame consente di giocare qualsiasi gioco PC su PlayStation 3 attraverso la piattaforma Linux che è in grado di eseguire la console di Sony. Come potete vedere dal primo video sottostante, il test è stato eseguito con Crysis, e sembra funzionare! Certo, ci sono delle bande nere intorno, ma il risultato è comunque notevole! Tenete però in considerazione che l’hardware grafico della PS3 è DirectX 9, per cui Crysis (così come qualsiasi gioco simile) non girerà con tutte le features di DirectX 1o!
Ma le sorprese non sono ancora finite! Streamer può essere utilizzato non solo con videogiochi, ma anche con qualsiasi applicazione che usa DirectX e OpenGL: apparecchiature scientifiche, mediche, multimediali, e chi più ne ha più ne metta! Per qualsiasi altra informazione, date un’occhiata qui.
Streamer esiste in 3 versioni: si parte da quella gratuita, abbastanza limitata, passando per la premium fino ad arrivare alla versione unlimited, entrambe con costi variabili a seconda che si usi il programma per 1, 2 o 3 anni. Per i dettagli, cliccate sull’immagine sottostante, e saprete tutto!
Costi
Costi
Che dire? L’idea è senz’altro innovativa, e sicuramente molto molto interessante. Sfortunatamente ancora non esistono test, quindi non si sa come funzioni il programma. Non vedo l’ora di leggerne qualcuno! Intanto ci possiamo godere qualche video, disponibile sul channel video di YouTube appositamente creato dai realizzatori del programma (ad oggi, ce ne sono 7 in totale). Qui sotto ve ne propongo un paio, che sicuramente sono i più interessanti! Mi chiedo come, tuttavia, le software house produttrici di videogiochi vedono questo programma: da come ho capito, è possibile avviare giochi anche senza averli materialmente sul pc, dato il sistema di condivisione della community… L’unica cosa che mi dispiace, e che a quanto pare non è possibile far girare giochi da console sul pc… peccato, perchè altrimenti sarebbe stato un prodotto veramente completo. Ma chissà, in futuro magari…
StreamMyGame Windows PC to PS3 Tutorial (Crysis su PS3!)
StreamMyGame Broadcast at LAN parties Tutorial




Gara WiMAX: in 48 rispondono al bando.

7 12 2007

Quali sono le società che stanno partecipando alla gara per il WiMAX. Per chi ancora Wimax Logonon sa di cosa si tratta, (da Wikipedia) WiMAX è una tecnologia di trasmissione senza fili d’accesso a banda larga, in grado di fornire elevate prestazioni, in termini di velocità di trasmissione di dati, a basso costo. La possibilità di essere utilizzato su qualsiasi tipo di territorio, a prescindere dalle caratteristiche geografiche (si possono utilizzare sistemi WiMAX, in tutti gli ambienti, dall’urbano al rurale), rende WiMAX competitivo sul mercato per ogni tipo di utenza (dall’azienda all’utente singolo) [...] La tecnologia supporta velocità di trasmissione di dati condivisi fino a 70 Mbit/s in aree metropolitane, utilizzando una tecnologia che non richiede la visibilità ottica tra le stazioni. WiMAX ha un potenziale tale da consentire di allargare a molti milioni gli accessi ad Internet senza fili, proprio per il basso costo e la relativa facilità di implementazione della struttura: la copertura senza fili di WiMAX si misura in km², mentre la copertura Wi-Fi viene misurata in decine di m². Per questo motivo è una tecnologia che dovrebbe ridurre il digital divide. Le stazioni-base WiMAX dovrebbero riuscire a coprire intere aree metropolitane (secondo alcune dichiarazioni, una stazione base WiMAX potrebbe irraggiare connessioni Internet ad alta velocità verso abitazioni e aziende per un raggio di circa 50 Km/31 miglia) collocando ciascuna area entro una WirelessMAN e consentendo che all’interno di questa si realizzi una vera mobilità senza fili.

Sul sito del Ministero delle Comunicazioni si legge: “In relazione alla procedura di gara per l’assegnazione dei diritti d’uso di frequenze per sistemi Broadband Wireless Access (BWA), entro i termini previsti dall’articolo 7 del bando di gara pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 19 ottobre 2007 (5° serie speciale), sono pervenute le domande di partecipazione delle seguenti imprese:

1 TOTO COSTRUZIONI GENERALI
2 MERCURIO FVG
3 TEMIX SPA-TOURIST FERRY-BOATS SRL-MEDIANET COM SRL
4 BRENNER COM SPA
5 KARUPA SPA
6 ENERGIA E TERRITORIO SPA
7 CENTRAL COM
8 CONSORZIO BIT VALLEY
9 TELECOM ITALIA SPA
10 EUTELIA SPA
11 ABRUZZO ENGINEERING SCPA
12 ARIADSL SPA
13 T.SYSTEMS
14 TRIVENET
15 E-VIA GRUPPO RETELIT
16 SYSTEM HOUSE SRL
17 INFRACOM ITALIA SPA-ACANTHO SPA
18 MEDIA P.A. SRL
19 RIBES-HAL SERVICE-LAN SERVICE-INFORMATICA SYSTEM-TEX97-B.B.BELL
20 FLYNET SPA
21 ALCATEL LUCENT ITALIA SPA
22 UNIDATA SPA
23 UNO COMMUNICATIONS SPA
24 A.F.T. SPA
25 DIGITAL TELEVISION SPA
26 ASSOMAX SRL-NETTARE SRL
27 ASCO TLC
28 PROGETTO DUE SRL
29 WIMATICA S.C.A.R.L.
30 COMEC INNOVATIVE SRL
31 DCI SRL-UNIPERSONALE
32 SETECK GROUP SRL
33 BT ITALIA SPA
34 TECHGENIA SPA
35 TRENTINO NETWORK SRL
36 RAIFFEISEN ONLINE
37 R.U.N.
38 OK COM SPA
39 ITALIA BROADBAND SRL
40 MGM PRODUCTION SRL-PROFIT GROUP SPA
41 FASTWEB SPA
42 ELETTRONICA INDUSTRIALE SPA
43 NEW TELECOMMUNICATIONS SRL-MEMO SRL-FIN.SE.CO. SPA-ITQ CONSULTING SRL-NEW TELEVISION SRL
44 WIND TELECOMUNICAZIONI SPA
45 TELEINFORM SPA
46 TELEUNIT SPA
47 CITY CARRIER SRL
48 EDINFORM SPA-IM.MAR SRL-ISTITUTO S.ANNA SRL-TBS TELEVISION BROADCASTING SYSTEM SPA”

Interessante vedere la presenza di almeno due operatori di telefonia fissa e mobile, come Telecom Italia e Wind, e la curiosa mancanza di Vodafone e 3 Italia. Contemporaneamente è bene segnalare il forte interesse delle televisioni concorrenti della RAI (in maniera diretta con Telecom Italia [La7 e MTV] e indiretta con Elettronica Industriale [Mediaset]).
Ovviamente a tutto questo si aggiunge il rovescio della medaglia. Chi meglio di Beppe Grillo può spiegare tutto questo? “Per il WiMax, la tecnologia che trasmette a 50 chilometri con costi di impianto molto bassi che dovrebbe risolvere il problema dell’ultimo miglio, Paolo ha avuto un’intuizione straordinaria: chi meglio dei responsabili del nostro digital divide può risolvere il problema del digital divide? Dopo un rapido consulto con Telecom, Vodafone, H3G e Wind ha deciso di farli partecipare al bando. “Per incrementare la competizione nelle telecomunicazioni” ha spiegato. Le frequenze per il WiMax di proprietà dello Stato saranno consegnate ai responsabili del ritardo dell’Italia che, secondo i dati dell’Unione Europea, è sotto la media dell’Europa allargata dei 27. Per facilitare l’ingresso dei grandi operatori Paolo ha fissato il prezzo d’asta complessivo di tutte le licenze WiMax in 45 milioni di euro. Un’elemosina per lo Stato. Un prezzo così basso era giustificabile per fare entrare nuovi operatori, come è successo in Francia, non per i soliti noti che guadagnano miliardi di euro. Dopo la pubblicazione del bando, preso dall’entusiasmo per aver superato Gasparri, Paolo ha dichiarato: “Il Governo conferma così gli impegni a ridurre il divario digitale ancora presente in molte Regioni italiane”. Grazie a un ricorso della società MGM che non vuole l’ammissione degli operatori UMTS (quelli attuali) alla gara il bando WiMax ha subito un colpo d’arresto. Proviamo noi a dargliene uno mortale con una petizione alla Comunità Europea“.

Se vi interessa firmare la petizione, attualmente arrivata a 118.301 firme, il banner è qui sotto (e da oltre 1 mese nella sidebar del blog).

Il video dello spettacolo di Beppe Grillo, quando parla del WiMAX.





Wikipedia e la scuola: c’è chi dice di no!

6 12 2007

Quando ho letto questa notizia, sono rimasto allibito!!! Una scuola della Pennsylvania, la Warren Hills Regional School WikipediaDistrict, ha deciso di bloccare tutti i computer per impedire l’accesso a Wikipedia, etichettata come “inappropriata”! Perchè? A quanto pare i motivi ufficiali sono un’accuratezza non verificata dei contenuti” e “una facilità d’uso troppo alettante che allontana gli studenti dai libri, rendendo Wikipedia una fonte primaria di studio“. Mah!

Personalmente, se avessi avuto Wikipedia quando andavo a scuola, avrei veramente avuto un tesoro! Persino ora che mi trovo all’università, la trovo uno strumento utilissimo per apprendere velocemente alcune informazioni. In pochi click è possibile trovare subito le informazioni che si stanno cercando; il sistema di link interni e argomenti correlati permettono di approfondire le tematiche; è utilizzabile sempre, comodamente da casa, e in ogni momento, anche di notte; e con un copia e incolla si possono confezionare documenti ad hoc. In effetti è vero che le informazioni contenute nella nota enciclopedia on-line non sono verificate, ma è anche vero che costituisce uno strumento utilissimo di prima informazione e di integrazione, dato che se qualcuno vuole fare una ricerca approfondita deve comunque consultare dei libri! Insomma, arrivare a bandirla dalle scuole mi sembra veramente eccessivo.

 





Aggiornamenti sulla legge-bavaglio internet: rispondono due ministri

21 10 2007

Ci sono degli aggiornamenti per quanto riguarda la legge-bavaglio sui blog e siti internet italiani. Il ministro delle Scusa!!!Comunicazioni Paolo Gentiloni risponde agli italiani preoccupati per il provvedimento: “L’allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato: il disegno di legge sull’editoria, proposto dalla Presidenza del Consiglio e approvato una settimana fa in Consiglio dei Ministri, va corretto perchè la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive“. Insomma, sembra che il problema sia di interpretazione, problema di cui il ministro si prende parte della colpa, “per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri“. Aggiunge “Pensavo che la nuova legge sull’editoria confermasse semplicemente le norme esistenti [...] Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog [...] Il testo, invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato. Riconosciuto l’errore, si tratta ora di correggerlo.”.

Di uguale opinione è il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che dal suo blog risponde alle mail ricevute: ” Una precisazione: il disegno di legge non è stato discusso nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre perchè presentato come provvedimento di normale routine. Ho letto il testo oggi (19) per la prima volta e la mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine. E’ una legge liberticida, contro l’informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni. Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo “.

Insomma, qualcuno ha riconosciuto il problema, e tenterà di risolverlo. Ripeto, a quanto pare si tratta di un problema interpretativo, che ovviamente può essere risolto revisionando il progetto di legge. Mentre in rete nascono due petizioni contro quest’ultimo (No al DDL che limita la democrazia in rete; No internet-Tax), si dichiara che non era intenzione di chi l’ha fatto mettere un bavaglio alla grande rete italiana. Sarà stata veramente una svista (possibilissima, visto come scrivono le leggi), o forse è stata la comunità degli internauti italiani che si è agitata così tanto da far fare marcia indietro ai politici? Mmmh, a voi il giudizio!!!

 





Legge censura-internet: una lettura e reazione dell’Authority TLC

21 10 2007

Non ci potevo credere… sono rimasto sconcertato quando ieri ho letto questa notizia. Non si possono eliminare o restringereCensura l’operatività di un blog, la voce libera di internet!!! Quindi mi unisco al coro di internet! Proprio l’altro ieri è stata divulgata la notizia (confronta Punto Informatico e Beppe Grillo.it) che il Governo sta varando un disegno di legge (detta Legge Prodi-Levi) per rendere qualsiasi blog presente sulla rete una vera e propria testata giornalistica, anche se non a fini di lucro!!! Tanto per chiarire, Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio! Mai sentito fino ad ora! (Ed era meglio non sentirlo mai, visto come se ne è uscito). Qualcuno dirà: che bello, siamo importanti, è un buon riconoscimento! Assolutamente no!!! Essere testate giornalistiche significa avere restrizioni non di poco conto: limitazioni che uccideranno i blog in Italia. Perchè? Perchè tutto questo provoca burocrazia, spese e… sanzioni penali! Ma vediamo di chiarire un pò la situazione…

UNA LETTURA DELLA LEGGE PRODI-LEVI
La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. Questo se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Essendo una registrazione che deve dare pubblicità, ciò porta con sé tutto un iter burocratico e delle procedure che devono essere seguite (e si sa, la burocrazia in Italia fa schifo!). Ma vediamo alcuni articoli del testo:

Art. 1 – Finalità generali

  1. La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati.
  2. Tale disciplina mira all’arricchimento della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del settore editoriale in conformità ai principi della concorrenza e del pluralismo, al sostegno all’innovazione e all’occupazione, alla razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche, nel rispetto dei principi affermati dallo stesso articolo 21 della Costituzione, delle competenze assegnate alle Regioni dall’articolo 117 dellaCostituzione, delle norme comunitarie, della giurisprudenza costituzionale.

Fin qua non c’è niente di male, come potete vedere… il problema è come il progetto di legge si propone di raggiungere questi obiettivi generali:

Art. 2 – Definizione di prodotto editoriale

  1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
  2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
  3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.

Ecco, qui cominciano i guai: infatti il primo comma stabilisce cosa è un prodotto editoriale, il secondo cosa non è, il terzo pone un’esclusione all’applicazione della norma. Perchè ci sono guai? Perchè i blog e i siti internet privati rientrano nel primo comma, visto che non sono enunciati nel secondo, nè tantomeno nell’ipotesi di inapplicabilità del terzo comma. Insomma, blog e siti internet sono prodotti editoriali a tutti gli effetti, almeno per questo progetto di legge. Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off-line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato, ed ecco l’articolo 5 che ci frega del tutto:

Art. 5 – Esercizio dell’attività editoriale

  1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

Niente da fare: prodotti senza scopo di lucro come blog e siti internet rientrano in toto in questa disciplina! Ma perchè tutto questo? Ce lo spiega l’art. 7, in tutta la sua “saggezza”:

Art. 7 – Attività editoriale su internet

  1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
  2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

In parole povere, lo Stato vuole tutelare i suoi cittadini dalla diffamazione (come se ogni giorno uno sta a diffamare un’altra persona)! I cittadini? Io dico che vogliono tutelare loro stessi. Non gli sta bene che un cittadino si faccia sentire in rete quello che non può dire a voce, perchè hanno la coda di paglia! Sanno che non fanno bene il loro lavoro, e pretendono pure che la gente sia d’accordo, o tutt’al più stia muta in silenzio. Internet invece è libero. Non ci sono restrizioni. Ciò può essere positivo o negativo, a seconda dei casi. Ma certamente non per quello che fanno e stanno facendo loro. Senza contare che questa legge danneggia tutti, anche chi come la maggior parte degli utenti del web, trova nei blog e nei siti internet degli strumenti di informazione alternativi alla stampa e alla televisione (media che ovviamente sono finanziati dallo Stato, che quindi può esercitare un controllo sull’informazione), e peraltro gratis. Pensate: un poveraccio che usa MSN Spaces per tenere un diario on-line, per pubblicare le foto delle sue vacanze e condividerle con i suoi amici deve sottostare a tutto questo. E’ ASSURDO!!!!!!!!!!!! La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Ma stiamo scherzando?

COSA NE PENSA L’AUTHORITY
Le reazioni dell’immensa comunità degli internauti italiani è unica: ’sta legge non s’ha da fare!!!! Centinaia di blog hanno condannato il disegno, di cui non si è data neanche abbastanza pubblicità agli italiani! Oggi, Punto Informatico pubblica un articolo con un’intervista a Nicola D’Angelo, magistrato, commissario dell’Authority TLC (Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni) ed esperto di cose della rete. Dice:

Questa esigenza di garanzia, di affermare una responsabilità per i reati a mezzo stampa non può tradursi nell’imporre misure burocratiche per aprire un blog. Il valore universalmente riconosciuto della rete è stato sempre quello di essere uno strumento aperto a tutti, pluralista. Anzi, la rete ha costituito l’elemento di più forte di pluralismo nell’informazione globale e in Italia“. Su tutto questo, spiega il commissario, “imporre regole che limitino la creatività e la dinamicità di un sistema di informazione alternativo e diverso è una cosa che va assolutamente evitata. Cosa si vuole fare? Costringere i blogger italiani ad andare all’estero? Il sistema deve rimanere aperto quanto più possibile”.

PI precisa che sebbene D’Angelo esprima opinioni personali, in nessun modo vincolanti rispetto all’Autorità, ci tiene a spiegare che anche assegnare al ROC il ruolo di spartiacque, a decidere chi debba registrarsi e chi no “è un po’ improprio“: questo perchè viene data troppa discrezionalità ad un organo. “Il problema della garanzia, della diffamazione e così via si risolve con le leggi che già esistono, è questione che attiene alle più normali attività di vigilanza“. Il vero punto secondo D’Angelo è un altro, sono “le garanzie di accesso, la neutralità tecnologica, l’accesso alla rete a condizioni vantaggiose, l’estensione della copertura della rete, evitare che ci possa essere una serie A e una serie B tra i fornitori di contenuti e tra gli utenti“.

RIFLESSIONI
Morale: persino il commissario dell’Autorithy sulle Telecomunicazioni si schiera con il web! Ma per quale assurdo motivo devo pagare per avere uno spazio in rete solo perchè voglio pubblicare un diario on-line o dire la mia su qualcosa? Ma dove cavolo viviamo? In una dittatura? Se si impone la burocrazia all’apertura di un blog o di un sito, si uccide internet, almeno in Italia. Questa è una vera manifestazione di ignoranza! Ignoranza che oggi investe internet, ma si sa che non è solo la grande rete nelle mire del Governo (un esempio su tutti sono i videogiochi). E’ da anni che in Italia si demonizza ciò che non si conosce. E’ come un’antica caccia alle streghe. Ciò che secondo loro fa male, perchè non lo conoscono, deve essere incatenato o eliminato. Ditelo, voi che ci governate: volete che gli italiani siano continuamente presi per il culo da tutto il mondo? Questo è controllo dei mezzi d’informazione, cosa che succedeva sotto dittatura, sia di destra che di sinistra, e la storia ce lo insegna. Ma si sa, molti esseri umani continuano a sbagliare, e rifanno gli stessi errori. Solo che quando sono i politici a farlo (e per un motivo del cavolo), sono sempre i cittadini a rimetterci, non loro!

Intanto, Beppe Grillo si prepara al V-Day 2: già annunciato un pò di tempo fa il tema principale, l’Informazione, che guarda caso cade proprio a fagiolo con quello che sta succedendo ora. Due saranno le richieste:

  • l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria;
  • l’abolizione dell’ordine dei giornalisti.

Vedremo cosa accadrà…

Vignetta





Internet sovraffollata entro il 2010

16 10 2007

Crisi degli alloggi e Internet: possibile? A quanto pare si. E’ lo studio della University of Southern California a rilanciare il Webproblema dell’assegnazione dei domini online: attualmente esistono 2,8 miliardi di domini attivi, individuati grazie al primo censimento mai realizzato online, e si prevede che entro il 2010 la Rete comincerà a soffrire problemi di sovraffollamento, non potendo più rispondere alle richieste dei nuovi utenti.

Si tratta del primo censimento online realizzato negli ultimi 20 anni. Un esperimento simile risale al 1982, quando Internet contava solo 351 indirizzi occupati. Lo studio ha portato ad una mappatura del web, realizzata dall’ISI (Information Science Institute) della University of Southern California, con l’obiettivo di indagare le possibilità di espansione e studiare le modalità di diffusione di virus e attacchi informatici. La mappa risultante è stata realizzata grazie a quasi 3 miliardi di ping effettuati in 62 giorni. Il team dell’ISI ha inviato un ping a singolo indirizzo del Web, ossia ha studiato quanto tempo impiega un pacchetto di informazioni per raggiungere ogni località di Internet e ne ha analizzato la risposta. Da miliardi di questi soggetti sono stati ricevuti feedback positivi, il 61% dei ping non ha avuto risposta e un’alta percentuale è risultata “occupata” presumibilmente a causa di firewall che hanno bloccato il ping.
Gli indirizzi disponibili nell’attuale architettura della Rete non sono infiniti: ne sono stati calcolati oltre quattro miliardi e solo un miliardo e duecentomila sono ancora liberi. Per espandersi la Rete dovrà evolversi e i metodi per farlo sono ancora allo studio degli esperti. Torna attuale la necessità di passare a un nuovo protocollo, l’IPv6, ossia la sesta generazione dell’Internet Protocol, che potrà gestire un maggior numero di indirizzi rispetto alle precedenti, stimato per 3,4 × 10 alla 38 indirizzi, e riunificherà alcuni protocolli prima gestiti separatamente. Vedremo cosa succederà!

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