Ridurre gli sprechi d’energia? Mica è così difficile!!!

28 02 2009

L’altro giorno stavo leggendo un interessantissimo articolo sul sito de Il Sole 24 Ore che parlava di come risparmiare energia in maniera facile e veloce, evitando di far sgonfiare sia il nostro portafoglio che quello collettivo, nonchè riducendo l’inquinamento. Ritengo che ognuno di noi deve dare il proprio contributo a ridurre gli sprechi di energia, considerando che non c’è da rimetterci nulla!!! E’ questo il modo di procedere per assicurarci un futuro migliore, senza toglierci niente! Spesso è proprio con le piccole cose che si riesce, come dire, a “cambiare il mondo”. Non scordiamocelo mai!!!

Vi riporto sotto l’intero testo dell’articolo. Per correttezza, vi dico che l’autrice è Manuela Soressi:

Ogni famiglia italiana potrebbe ridurre le emissioni di gas serra di circa 2 tonnellate l’anno, risparmiando pure sulle bollette di casa. «Evitare gli sprechi, preferire prodotti locali e di stagione, ridurre gli imballaggi, fare la raccolta differenziata, avere un occhio attento ai consumi energetici: sono queste le best practises sostenibili da adottare ogni giorno», suggerisce Gaetano Zipoli, ricercatore all’Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze (Ibimet-Cnr). E l’eco-giornata tipo si vede già dal mattino.

In casa

Prima regola: chiudere il rubinetto mentre ci si rade o ci si lava i denti. Un piccolo gesto che, oltre a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, permette di risparmiare anche 50 litri di acqua e quindi di alleggerire la bolletta. Doppio vantaggio, ecologico ed economico, anche se si utilizzano la lavatrice e la lavastoviglie a pieno carico e si lasciano asciugare i panni in modo naturale anziché ricorrere all’asciugabiancheria. Altra buona idea: sostituire le tradizionali lampadine a incandescenza con quelle fluorescenti, che consumano fino a cinque volte di meno e riducono dell’80% le emissioni di Co2. Quando si cucina è bene abituarsi a coprire le pentole con il coperchio oppure scegliere quelle a pressione e, anziché mettere in frigo i cibi ancora caldi, lasciarli raffreddare a temperatura ambiente. Oltre a questi piccoli accorgimenti domestici, si può anche intervenire in maniera più massiccia sulla propria abitazione, migliorando l’isolamento termico di pavimenti, tetto e pareti, e installando serramenti nuovi e doppi vetri. L’ideale è partire dalla diagnosi energetica della casa, in modo da sottoporla poi a una vera e propria riqualificazione in chiave eco-compatibile. Come quella attuata sull’edificio-prototipo Casakyoto, che verrà aperto oggi a Gavirate (Varese). Grazie alla domotica, alle energie alternative, alla ventilazione meccanica e all’isolamento di pareti, pavimenti, impianti di scarico e finestre vengono azzerate le emissioni causate dalla combustione di gas per usi domestici e di riscaldamento.


In ufficio
Il bon-ton dell’ecocondotta entra anche nel mondo del lavoro. Basta con l’aria condizionata a manetta che obbliga ad andare in ufficio con il maglione anche in estate e che resta sempre accesa. Meglio spegnere il condizionatore quando non è necessario, fare in modo che non sia esposto al sole e tenere chiuse le porte delle stanze climatizzate. Ma addio anche al riscaldamento così alto da costringere a vestirsi leggeri leggeri pure in pieno inverno: abbassare il termostato di appena un grado, da 21° a 20°, può far risparmiare fino a 300 chili di CO2 l’anno.
C’è poi il capitolo computer: bisogna ricordarsi di inserire la funzione stand-by e di spegnerlo sempre a fine giornata. Anche limitarsi a stampare solo i documenti necessari è un piccolo gesto intelligente. Il passo in più? Scegliere l’opzione fronte-retro, inserire più pagine in una sola facciata, optare per la bassa risoluzione e verificare in “anteprima di stampa” che la pagina sia corretta per evitare di doverla ristampare. Infine: mai pensato di andare in ufficio usando i mezzi pubblici anziché l’auto, magari anche un solo giorno a settimana? Ma se proprio non si può rinunciare all’automobile, perché non condividerla con i colleghi? Così si eviteranno fino a 1.200 chili di CO2 l’anno, si divideranno le spese e non si rimarrà più soli al volante.


Al supermercato
Prendiamo l’acqua minerale: se non si può bere l’acqua del rubinetto, meglio scegliere i contenitori di vetro o perlomeno ridurre il numero delle bottiglie acquistate, preferendo le grandi alle piccole, perché la loro produzione provoca l’emissione di un maggior quantitativo di CO2. Riso, pasta, frutta secca, detersivi e vino si possono comprare sfusi alla spina, così si riducono gli imballaggi e il costo ambientale della loro movimentazione. Per frutta e verdura meglio rivolgersi ai prodotti di stagione, preferibilmente locali e acquistati direttamente dai produttori biologici. Se poi, oltre a scegliere con più consapevolezza quale frutta e verdura mettere nel carrello della spesa, ci si sforza anche di consumarne di più allora si compie un altro gesto virtuoso. «Per produrre una kcaloria di carne – spiega Zipoli – serve 11 volte l’energia fossile necessaria a produrre un alimento vegetale». Ridurre i consumi di carne significa anche opporsi alla conversione in pascoli di migliaia di ettari di foreste, i principali assorbitori naturali di CO2. Le foreste si difendono anche sostituendo i tovaglioli e fazzolettini di carta con quelli di stoffa o scegliendo quelli realizzati in carta riciclata, possibilmente non sbiancata con cloro. Bando, poi, alle bombolette spray di deodoranti e profumi: contengono dei gas la cui capacità di trattenere il calore risulta oltre 20 volte superiore all’anidride carbonica; meglio quelle “no-gas”.
Lo shopping “verde” non è sensibile solo al contenuto del carrello della spesa, ma anche ai contenitori. Eliminare completamente gli oltre 4 miliardi di sacchetti di plastica che vengono usati ogni anno in Italia significherebbe ridurre di circa 200mila tonnellate le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Ecco perché dal 1° gennaio 2010 entrerà in vigore una direttiva comunitaria che vieta la produzione e la commercializzazione dei vecchi sacchetti in plastica. Ma c’è chi si è già messo avanti e usa shopper in cotone o tela oppure sacchetti eco-compatibili, ottenuti da amidi e olii vegetali, da riutilizzare poi per la raccolta differenziata dei rifiuti organici.”

Da Il Sole 24 Ore


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